Dalla stampa…. / Elina Carmina e Ravanusa

Eliana Carmina con le sue parole ha spazzato via secoli di disperazione

Noi diavoli ci siamo illusi che la morte, soprattutto la morte innocente, potesse essere il passe-partout per la bestemmia. È così per tutti. Quasi. Leggi questa testimonianza

Mio caro Malacoda, il 2021 è finito nel modo peggiore. Non parlo di Covid, di Omicron, di frenate dell’economia… questo per noi è grasso che cola. Parlo della frustrazione ormai millenaria da cui non riesco a uscire. Quando nel mondo tutto sembra andare per il peggio, imprevisto sorge l’intoppo.

Vale per noi la stessa regola che inguaia il Nemico: se qualcosa sfugge alla sua signoria, non è più Dio. Hai un bel dire che il nostro regno è di questo mondo, ma se “in” questo mondo qualcuno elude il nostro dominio, vani sono stati tutti gli sforzi. Hai presente il “colpirne uno per educarne cento” del grande sanguinario – grande perché sanguinario – Mao Zedong? Ebbene, purtroppo vale anche il contrario: mancarne uno può costarti la perdita di cento. Nel buio nessuna fiammella deve potersi accendere, perché la più fugace scintilla inevitabilmente attrae l’occhio, e riaccende la speranza, indica una direzione, rimette in moto anche il cuore ormai rassegnato alla disperazione.

Noi ci siamo illusi che la morte, soprattutto la morte inaspettata, la morte inspiegabile, la morte innocente, potesse essere il giustificato e logico passe-partout per la bestemmia. È così per tutti. Quasi. Leggi questa testimonianza. E se le parole scritte ti lasciano un ultimo dubbio di ipocrisia, vatti a vedere il video e ogni incertezza sulla sua genuinità verrà fugata, la tua rabbia arriverà al parossismo, come la mia.

«Sono la moglie di Giuseppe, La mamma di Miriam e la mamma di Sara». Si è presentata così Eliana Carmina prendendo la parola al funerale di suo marito e delle altre otto vittime del crollo di quattro palazzi causato dallo scoppio di una bolla di gas creatasi nel sottosuolo di Ravanusa, in provincia di Agrigento.

«Non voglio parlarvi del mio dolore che è immenso», ha detto, «ma voglio parlarvi della mia speranza, che voglio trasmettere a tutte le persone travolte da questa tragedia. Voglio principalmente invitare tutti a volgere lo sguardo alle cose che durano per sempre. Non fermiamoci al materiale che, come abbiamo visto, in un attimo, in uno scoppio, tutto è andato via, è svanito nel nulla. In questo dolore vi posso dire che Gesù ci ha inondato della sua grazia, della sua forza, a me e ad Agata che abbiamo perso tutto o gran parte: Giuseppe è il mio tutto. Però vi posso dire che è arrivata una forza sovrumana, una serenità interiore che solo Dio può dare. La casa è vuota le nostre bambine chiedono in continuazione, piangono, il letto è diventato grande. I miei suoceri per me erano altri due genitori, e tutto questo ci manca. La croce è pesante, molto pesante. Però con Cristo tutto diventa più leggero. Non maledico Dio, continuo a benedirlo e a ringraziarlo perché ho la piena certezza, la viva certezza che Giuseppe e i miei suoceri sono in Cristo, in un posto migliore sicuramente di questo. È lì Giuseppe, con il suo sorriso contagioso; chi l’ha conosciuto ricorda con questo sorriso che ha contagiato tanti, e magari contagerà anche là. Il mio Beppe non è in quella bara, non c’è, perché lui vive per sempre. Oggi faceva il compleanno, vi posso dire che oggi è nato in Cristo, è vivo. E voglio completare queste due parole ricordando una frase di santa (in realtà è serva di Dio), di una mamma, Chiara Corbella Petrillo che diceva: “Siamo nati e non moriremo mai più”. Che questa sia la certezza per tutti voi che avete perso i vostri cari, come me, per tutti voi che portate nel cuore questa sofferenza enorme. Superatela pensandoli e vedendoli in Cristo e per loro non portate fiori o cose che marciranno, come questi corpi, ma offrite la cosa più preziosa, che sono le vostre preghiere, la comunione e la Messa. Grazie a tutti per la vicinanza».

Almeno due secoli e mezzo di filosofia spazzati via. Dal terremoto di Lisbona del 1755, con il conseguente incendio che devastò ciò che l’interminabile tremito della terra e lo tsunami avevano risparmiato, le coscienze furono scosse – così dice la vulgata del pensiero moderno. La coscienza di chiunque, anche quel poco che ne resta dopo il nostro trattamento, può ora essere pacificata da ciò che ha potuto ascoltare in una serata di dicembre del 2021 sul sagrato di una chiesa di un paesino siciliano, dove una donna ha mostrato al mondo di essere libera dalla catena della consequenzialità materiale: occhio per occhio, dente per dente, morte per morte.

Abbiamo una sola possibilità, fare come abbiamo fatto in Russia per settant’anni, o come profetizza il Mangiafuoco di Edoardo Bennato: «Ma se scopre che tu i fili non ce l’hai, se si accorge che il ballo non lo fai. Allora sono guai e te ne accorgerai. Attento a quel che fai, attento ragazzo, che chiama i suoi gendarmi e ti dichiara pazzo!».

Pazza! Questa è la parola d’ordine: follia per i greci e stoltezza per i pagani.

Datti da fare.

Tuo affezionatissimo zio
Berlicche

 

Tempi, febbraio 2022