GIOVANI / Il Raggio

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  • venerdì | 18/02/2022
  • 17:00 - 18:15
  • via delle Sette Sale 30/z

Impegno

Ma che vuol dire impegnarsi in un incontro dell’esistenza, se non puntare su di esso le energie della propria sensibilità e della propria coscienza, cioè puntare su di esso la propria umanità?

Allora la scoperta di Cristo come realtà decisiva, cui aderire con tutto il proprio universo, nasce come conseguenza di una convivenza.

Allora ‑ ancora ‑ quanto più uno sente la propria umanità, prende sul serio le proprie esperienze, intensamente vive la sua esistenza, tanto più quella convivenza con la realtà storica di Cristo sarà rivelatrice del valore dell’incontro fatto. [….]

L’echeggiare della proposta di quell’Uomo e la verifica di essa è la grande avventura della vita umana. La grande avventura che fa della vita e della storia un cammino colmo di senso, invece che una dissoluzione di istanti; la grande avventura che libera dal sentimento dell’inutile, ed erige nella forza della speranza.

C’è un brano di Vangelo che riproduce magnificamente il dramma di questo dialogo tra la coscienza dell’uomo e la presenza di Cristo. «… Quando essi furono vicini al villaggio dove si recavano, Egli voleva andare più lontano; ma essi insistettero dicendo: “Resta con noi, poiché viene buio e il giorno sta ormai per finire“. Egli dunque entrò per restare con loro. Ed ecco che quando furono a tavola, prese il pane, lo benedisse, lo spezzò, e lo diede loro. I loro occhi si aprirono ed essi Lo riconobbero… ma Lui era scomparso. Ed essi si dicevano l’un l’altro: “Il  nostro cuore non ci bruciava dentro, mentre Egli ci parlava per la strada e ci spiegava le Scritture?”» (Lc 24,28‑32).

Quel gesto vissuto insieme, cioè lo spezzare del pane, diventa per loro come un’ipotesi luminosa che spiega il cammino con quell’improvviso viandante; alla luce di quel gesto «verificano» tutta l’esperienza di quell’incontro.