il Raggio

Data, ora e luogo

  • venerdì | 03/03/2023
  • 16:30 - 18:00
  • via delle Sette Sale 30/z

TRACCE D’ESPERIENZA CRISTIANA – CAPITOLO “L’ESISTENZA CRISTIANA”

Vocazione

Solo nella chiarezza e nella sicurezza l’uomo trova l’energia per l’azione. L’avvenimento dello Spirito ha travolto la pusillanimità degli Apostoli, e ha suscitato l’avventura più intensa, coraggiosa e dinamica che la storia dello spirito umano conosca.

«Tu solo, Signore, mi dai sicurezza». La scoperta di Cristo come centro di tutto elimina la paura e fa sentire all’uomo una capacità di contatto dominatore con tutto: «omnia vestra sunt, vos autem Christi, Christus autem Dei».
Più precisamente questa nuova cultura obbliga ad una concezione densissima della vita, come una attività senza sosta e una responsabilità senza scappatoia. Tale attività è un vero « servizio » d’ogni istante, d’ogni parola («sia che mangiate, sia che beviate… »): servizio al Regno, cioè a quel disegno del cosmo per cui Cristo è capo d’ogni realtà. L’esistenza di ognuno ha un senso – cioè è veramente – solo in quanto è una funzione del Suo regno.

Una funzione prevista dall’Ideale stesso che ha stabilito la trama misteriosa di tutto: e ogni coscienza è tale proprio in quanto s’accorge di essere destinata ad un compito, e questa consapevolezza è l’incontro fra Dio e il singolo uomo, l’avvenimento della vocazione.

Il luogo dove quell’incontro avviene in modo completo è Cristo: la vocazione di ogni uomo è un avvenimento che accade nell’ambito della realtà personale e misteriosa di Cristo: «Siete stati chiamati in Cristo Gesù… ».
Accorgersi della propria vocazione, impostare la vita seguendone il richiamo, concepire l’esistenza come un servizio al tutto: ecco l’impegno vitale del proprio essere cui lucidamente obbliga lo Spirito di Cristo, dando la forza per incominciare, e per essere fedeli.

La concezione moderna della vita mai si dimostra così lontana dallo Spirito di Cristo come in questo punto. Il criterio con cui la mentalità di oggi abitua a guardare l’avvenire fa centro il tornaconto, o il gusto, o la facilità dell’individuo. La strada da scegliere, la persona da amare, la professione da svolgere, la facoltà cui iscriversi, tutto è determinato così da erigere a criterio assoluto l’utilità particolare del singolo. E ciò appare talmente ovvio e scontato che il capovolgimento del richiamo sembra, anche a troppi galantuomini, una sfida al buon senso, una infatuazione, una esagerazione. Sono accuse ripetute anche da educatori che si sentono cristiani, o da genitori peraltro preoccupati della buona riuscita umana dei figli: i giudizi nelle situazioni private e pubbliche, i consigli per ben vivere, gli ammonimenti o i rimproveri, tutto è detto da un punto di vista da cui è totalmente assente la devozione al tutto e la preoccupazione del Regno, ed esiliata la realtà di Cristo. «Che cosa il tutto potrà darmi? Come ottenere il più possibile vantaggio dal tutto? »: questi sono i criteri immanenti della saggezza più diffusa e del buon senso più riconosciuto. Invece la mentalità cristiana travolge quelle domande, le contraddice, le mortifica, e rende gigante l’imperativo proprio opposto: «Come io potrò donarmi con quel che sono, servire di più al tutto, al Regno, a Cristo?». Questo è l’unico criterio educativo della personalità umana come l’ha redenta la luce e la forza dello Spirito di Cristo.

La prima giovinezza è la stagione unica ove possono facilmente e sicuramente svilupparsi la sincerità lucida e comprensiva e la magnanimità tenace che richiede la concezione cristiana della propria esistenza.
La profonda disponibilità di tutta la propria vita nel servizio al tutto è di estrema importanza proprio anche per comprendere quale sia la funzione che si è chiamati a svolgere, quale sia la personale vocazione. Ciò che dovrò fare, ciò che devo essere, la mia vocazione, non mi si presenta normalmente come un comando preciso ma piuttosto come un suggerimento, un invito. La vocazione, che è il significato della mia vita, mi si presenta più come possibilità intravista che come ineluttabilità inequivocabile. Anzi, questo è tanto più vero quanto più è fondamentale e importante il compito da realizzare. La coscienza, nel suo aspetto più puro e suggestivo, è il suggerimento più discreto: è l’ispirazione. Così la mia statura personale io la decido aderendo positivamente a delle possibilità delicatissime.

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