RIDESTARE L’UMANO

Resoconto dell’incontro con il prof. Alexander Filonenko

Sabato 16 gennaio. E’ stato un inverno mite, ma oggi su Roma tira un vento gelido che scuote il tendone sul terrazzo delle riunioni del Centro giovanile “Il Centro”: è la tramontana, il vento del nord che sempre porta il freddo in città. Ma il vento caldo dell’amicizia per noi stasera viene da est, dall’Ucraina: il secondo incontro del ciclo “Il compito di educare” vede come relatore il filosofo Aleksandr Filonenko, come sempre accompagnato dalla fida traduttrice ed amica Elena Mazzola.
“Quando in treno la gente mi chiede che mestiere faccio, e io rispondo “il filosofo”, subito dalla faccia che fanno le persone vedo che l’unico mestiere peggiore che potrei dire è “Il poeta”, scherza. Ma alla fine tutti noi pensiamo che in realtà Filonenko è tutte e due le cose, filosofo e poeta, e ci chiediamo che faccia farebbero le persone del treno se lo sapessero…Le immagini che ci lascia sono poetiche e filosofiche insieme. Il pazzo che butta via i noccioli e pianta la polpa delle ciliegie, simbolo di una civiltà che non riesce ad essere feconda perché non si accorge di scartare proprio il seme che può fruttificare. O Rabbi Sussja, citato da Martin Buber, che, in punto di morte, dice: ”Nel mondo futuro non mi si chiederà: ‘Perché non sei stato Mosè?’; mi si chiederà invece: ‘Perché non sei stato Sussja?”, poiché l’uomo è l’unico animale che può non vivere la sua vita. O ancora l’anziana signora ebrea ucraina, sopravvissuta alla Shoah, che grazie alle domande dell’intervistatrice della Fondazione di Steven Spielberg riesce finalmente a ricorda-re il volto della madre, uccisa quando lei aveva quattro anni, volto sepolto nella sua memoria di bambina e sempre desiderato, perché tutti noi siamo alla ricerca del volto che ci accoglie, ci fa es-sere mentre ci dice “tu” e ci ama. Fino all’immagine del legno secco che fiorisce, dell’albero morto che viene innaffiato (come nel film di Tarkovskij evocato nell’introduzione dal moderatore Angelo Rinaldi) o della croce da cui germoglia la vita, tipica dell’iconografa orientale.
I temi trattati sono tanti e ruotano attorno alla questione: “Ridestare l’umano”. Innanzitutto Filonenko spiega il valore dello stupore nella dinamica umana. Attraverso il racconto della sua meraviglia di ragazzino delle medie per un fenomeno fisico mostrato in classe, fino alla frase di Newton, che, scienziato famoso e affermato, pure affermava: “Non so come apparirò al mondo. Mi sembra soltanto di essere stato un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l’oceano della verità giaceva insondato davanti a me”. Gli insegnanti spesso si comportano come formidabili distruttori di stupore, è la amara constatazione….
Altro punto su cui riflettere: conoscenza e compassione. Il falso mito secondo cui per conoscere “obiettivamente” dobbiamo evitare il coinvolgimento di noi stessi ci impedisce di vedere che la vera conoscenza implica sempre la compassione.
Il tema della serata si dipana e si approfondisce, concretizzandosi in immagini, volti, fatti, episodi. “Abbiamo piantato insieme degli alberi” ci dice Filonenko. Ed è proprio così. Il dialogo continua fitto anche dopo la conferenza, si scoprono legami e radici di un comune terreno. Il calore dell’amicizia fa dimenticare la tramontana gelida.
(Teresa Succi)