Vieni Signore! Fa’ presto, non tardare.

La santa fretta che mettiamo al Signore nella vibrante attesa del tempo di Avvento – il più lieto e trepidante che ci sia nell’intero anno liturgico – a ben vedere è l’atto più eversivo che si possa immaginare. Vieni Signore a prendere possesso di tutto me stesso, e finisca l’ambiguità, l’indecisione, il compromesso. Vieni presto e fa’ ch’io ti veda, faccia a faccia: finisca la vita terrena e si apra quel varco che dicono ‘morte’; venga la fine del mondo, per me. Vieni Signore, vieni presto, non tardare a riprenderti il mondo: cioè finisca, per tutti, il mondo così com’è. La fine del mondo, possibilmente domani: è questo che chiediamo, noi cristiani d’Avvento. Questo il progetto politico di noi inermi e miti eversori dell’ordine costituito.

Come potrebbero non odiarci le potenze mondane, i principati e le potestà che presiedono al (dis)ordine mondano, I sorveglianti dello status quo, i custodi degli equilibri raggiunti e delle posizioni di potere? Perché non dovrebbero considerarci alla stregua dei più pericolosi nemici del popolo?

(Meno male che, per lo più, non ci prendono sul serio).

Il cristianesimo è finale tanto quanto è iniziale. Poco importano i tempi – di cui il Risorto ci ha espressamente vietato di occuparci (Atti 1,7-8): dovesse durare ancora un milione di anni, questo è l’ultimo giorno e così noi lo dobbiamo vivere.

(Leonardo Lugaresi, https://leonardolugaresi.wordpress.com/2025/12/17/vieni-signore-fa-presto-non-tardare/)